... è diritti

Il Meleto di Tolstoj

Per raccontare una storia, la cosa migliore è farlo dall’inizio. Nel nostro caso il principio è molto indietro nel tempo; il contesto è la Russia di fine ottocento, il protagonista è un nobile, scrittore e fine intellettuale, Lev Nikolaevic Tolstoj. Grandezza e genio: autore meraviglioso e tra i più profondi conoscitori della Russia zarista. “Guerra e Pace”, “Anna Karenina”, “Resurrezione” sono le sue opere più conosciute, che ci descrivono un’umanità povera, sofferente ma mai rassegnata. Nei suoi scritti traspare una sensibilità che anticipa i secoli e i temi contemporanei. I diritti umani e delle donne in particolare, il rifiuto della violenza e della pena di morte (mentre nella Francia postrivoluzionaria l’uso della ghigliottina era una pratica quotidiana), l’alfabetizzazione dei ceti meno abbienti e l’affermazione di un’Europa unita, soprattutto dal punto di vista culturale; e poi l’etica, il rapporto dell’uomo con la natura circostante, lo sviluppo sostenibile. Idee rivoluzionarie per il tempo in cui viveva. Temi che il conte Tolstoj tentò di far diventare realtà nelle sue tenute e proprietà.

Yasnaya Polyana, paese alle porte di Mosca dove lo scrittore amava rifugiarsi, diventò così un laboratorio dove Tolstoj tradusse in atto le sue idee per costruire una Russia sana. A simboleggiare ciò Tolstoj decise di piantare un enorme meleto, con alberi provenienti dalle più svariate regioni europee. Il melo infatti non è solo una bella pianta, ma produce frutti pieni di vitamine necessarie ad un sano sviluppo, tanto che la mela veniva usata contro lo sgorbuto. Un meleto che l’Unesco ha proclamato patrimonio dell’umanità e simbolo di biodiversità. Purtroppo il russo “Generale” inverno non è noto per la sua magnanimità: due inverni in particolare si rivelano fatali per parte del meleto. Ed ecco che arriviamo ai giorni nostri e precisamente al 2006. Un nostro amico e compagno, il professor Viktor Gaiduk, in Trentino per alcuni convegni dell’Arci, era impegnato in patria in una ricerca nell’archivio di Tolstoj. Scopre così che le piante in questione provenivano dalla zona del Sud Tirolo. Ne parla con l’allora presidente dell’Arci del Trentino Ugo Winkler e, grazie ad alcune ricerche botaniche, si scopre che i meli provengono dalla Val di Non. Nasce così il progetto dell’Arci del Trentino sul Meleto di Tolstoj: riportare nuovamente, dalla Val di Non, le piante discendenti dai meli secolari piantati a Yasnaya Polyana. Un viaggio che riporta con sé Tolstoj ed i suoi temi, ma secoli dopo: lo sviluppo sostenibile, la biodiversità. L’obiettivo dichiarato del progetto è far rivivere un sito dichiarato patrimonio dell’umanità, la speranza è quella di un percorso culturale capace di “ritrovare l’unità di un mondo globalizzato dalla moneta, ma frantumato, offeso ed inibito nell’esprimere valori”. Nel giugno del 2007 una delegazione dell’Arci del Trentino, insieme ad agronomi, pittori e fotografi si reca a Yasnaya Polyana: per scoprire la tenuta, per preparare il terreno, per trarne sensazioni che possano trasformarsi in performance artistiche. Oggi, nel maggio 2009, con un nuovo viaggio, le piante sono state messe in dimora sul terreno russo. Alla nostra delegazione, guidata dall’attuale presidentessa dell’Arci del Trentino Wanda Chiodi, si è unito il Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Lorenzo Dellai ed il presidente della Coldiretti trentina Gabriele Calliari: in loco ad aspettarli, il governatore della Regione di Tula, Viatcheslav Dmitrievitch Dudka e il pronipote di Tolstoj, il conte Wladimir. Insieme hanno piantato alcuni meli, a simboleggiare un rinnovato legame tra il Trentino e la Russia. “Italia e Russia – ha commento Dellai – da tempo cercano di costruire una stabile collaborazione e un questo quadro anche tra le regioni dei due Stati è importante far nascere dei rapporti costruttivi. E’ molto bello che a circa duecento anni di distanza siano piantate qui delle varietà di melo che provengono dalla Val di Non. Vedo in questo un po’ l’emblema di una grande nazione, come la Russia, fortemente ancora alle sue tradizioni ma al tempo stesso attenta al cambiamento”. Da parte sua Dudka ha affermato come “le piante trentine hanno resistito due secoli, ma l’amicizia tra i nostri due popoli, che è ancora più antica, resisterà per molto più tempo”. Tra un anno speriamo di raccogliere i primi frutti dei nuovi meli. Intanto, intorno al nostro progetto, continuiamo a muovere cultura e sensibilità su questi attualissimi temi di cui il meleto è un simbolo. Il 15 ottobre alle ore 17.30, con il materiale dei pittori, dei fotografi e dei vari artisti che ci hanno seguito fino in Russia, abbiamo inaugurato la mostra “Il meleto di Tolstoj, dalla val di Non a Tula”: a Trento presso il palazzo Roccabruna. La mostra è stata visitabile per tutti sino al 15 novembre. Prossima tappa Ivrea: l’inaugurazione è prevista per il 10 gennaio 2010. Un altro frutto di questo secolare meleto.

Franco Visintainer, fotografo che ha fatto parte della nostra delegazione in Russia, ha creato un apposito sito per raccontare il nostro viaggio.